Gli studenti possono insultare i professori in Internet?
Negli Usa hanno fatto molto discutere due sentenze opposte su due casi simili riguardanti i limiti della libertà di espressione in Internet. Gli avvocati americani ritegono urgente che la Corte Suprema definisca i confini di questa libertà per gli studenti che si esprimono in Internet, dopo che due corti di appello nello stesso stato hanno dato lo stesso giorno due sentenze opposte in due casi simili. Nel primo caso, Justin Layshock, uno studente da Pennsylvania nel 2005 aveva creato una pagina su MySpace scrivendo "Sono troppo ubriaco per ricordare la mia data nascita "o "Ho assunto steroidi" e altre cose simili. Il giovane è stato poi sospeso dalla sua scuola per un paio di giorni. Ma le sanzioni hanno provocato le ire dei genitori che si sono lamentati. Essi hanno detto che la libertà di espressione del loro figlio era stata violata. Il giudice ha accolto la richiesta dei genitori al processo. Anche la Corte d'Appello in Pennsylvania, ha dato loro ragione: Justin Layshock aveva semplicemente esercitato il suo diritto alla libera espressione garantito dal Primo Emendamento della Costituzione Usa, poiché aveva creato il sito nel tempo libero, mentre era con la nonna e non all'interno della scuola.
Coincidenza dei tempi, lo stesso giorno, un altro giudice d'appello dello stesso Stato ha stabilito esattamente l' opposto, in un altro caso. Una ragazza aveva dato al suo preside del "pedofilo", su Internet. Anche in quel caso i genitori hanno difeso la figlia, ma hanno perso la causa all'inizio e la sentenza è stata confermata in appello.
Robert Richards, professore di diritto presso la Penn State, State University of Pennsylvania, ritiene che la ragione è abbastanza banale: "La legge è in ritardo" con le nuove tecnologie.
Si deve stabilire dove finisce la libertà di parola degli studenti su Internet e dove inizia la diffamazione.
In Italia, a gennaio dello scorso anno, cinque minorenni piacentini, di età compresa tra i 14 e i 15 anni, erano stati denunciati dopo che avevano aperto un gruppo Su Facebook, che conteneva commenti ingiuriosi su una loro ex insegnante delle medie. Non ci si è limitati solo a punizioni, come richiami o sospensioni, ma si è andati per vie legali.
A Torino ugualmente un professore ha denunciato uno studente per averlo iscritto a Facebook a sua insaputa attribuendogli delle perversioni, mentre in una scuola superiore di Colle Val d’Elsa una bidella ha chiesto ad otto studenti di essere risarcita perché avevano creato sul social network un gruppo contro di lei.
I giovani sono avvertiti. Scrivendo su Internet possono cacciarsi facilmente nei guai.



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