Cassazione: criticare una donna, solo per il suo genere, è reato
"Carcere, per dirigerlo serve un uomo". Questo il titolo apparso sul "Corriere di Caserta" del 14 giugno del 2002 in relazione a un'intervista che riguardava la direttrice del carcere di Arienzo. Adesso per diffamazione a mezzo stampa, la Cassazione ha condannato il cronista e il sindacalista, che dal giornale era stato intervistato e che aveva fatto osservazioni gratuite sulla direttrice solo perché donna.
I due erano già stati condannati in primo e secondo grado.
"Sarebbe meglio una gestione al maschile" diceva il sindacalista nell'intervista, ma l'articolo non conteneva argomentazioni valide contro l'operato della direttrice. "La censura mossa alla persona offesa è sganciata da ogni dato gestionale ed è riferita al solo fatto di essere una donna", dice la sentenza. " E' un gratuito apprezzamento...contrario alla dignità della persona perché ancorato al profilo, ritenuto decisivo, che deriva dal dato biologico dell'appartenenza all'uno o all'altro sesso".
Giornalista e sindacalista, già condannati dai giudici di Salerno, avevano cercato di difendersi invocando l'uno il diritto di cronaca, l'altro quella del diritto di critica sindacale. Ma per la Suprema corte si è trattato di commenti che "sono certamente lesivi della reputazione" della direttrice del carcere, "trattandosi di espressioni assolutamente gratuite, sganciate dai fatti e che costituiscono una mera valutazione, ripresa a caratteri cubitali nel titolo, nel quale si puntualizza proprio la necessità (sottolineata dal verbo servire) di affidare la direzione del carcere comunque ad un uomo". (Fonte Reuters)
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