Prigionieri di povertà

Alla crisi economica corrisponde la crisi dei diritti umani. A dirlo è il rapporto annuale di Amnesty International reso noto il 28 maggio scorso.
La segretaria generale dell'organizzazione, Irene Khan, ha detto di prendere le difese dei "prigionieri di povertà".
La crisi non è solo economica, è una crisi dei diritti dell'uomo e i più poveri sono le prime vittime.
"Per questo, la dignità è al centro di questa nuova campagna" ha detto Christine Weise, presidente della sezione italiana di Amnesty."Non è una semplice coincidenza il fatto che la maggior parte dei poveri del mondo siano donne, migranti e appartenenti a minoranze etniche o religiose. Quasi 50 anni fa, Amnesty International venne creata per chiedere il rilascio dei prigionieri di coscienza. Oggi noi pretendiamo dignità per i prigionieri della povertà, affinché possano cambiare la loro vita. La nostra campagna porterà i diritti umani al centro del dibattito sulla povertà e, quello che c'interessa ancora di più, al centro delle soluzioni per contrastare la povertà e per restituire la dignità a ogni essere umano”.
"Il mondo è seduto sopra una bomba a orologeria sociale, politica ed economica, innescata da una crisi dei diritti umani" si legge sul sito italiano dell'Ong. C'è bisogno "di un nuovo tipo di leadership, di un new deal dedicato ai diritti umani" ha detto sempre la Weise, aggiungendo: "“Il rischio è che la recessione porti con sé maggiore repressione. Lo abbiamo già visto in Tunisia, Egitto, Camerun e altri paesi africani, quando i governi hanno stroncato duramente le proteste contro la situazione economica, sociale e politica. L'impunità della polizia e delle forze di sicurezza è risultata dominante. Cina e Russia sono la prova che all'apertura dei mercati non è corrisposta l'apertura delle società. Attivisti per i diritti umani, giornalisti, avvocati, sindacalisti sono stati intimiditi, minacciati, aggrediti, incriminati o uccisi in ogni parte del mondo”.
Anche l’Italia è criticata dalla Ong per le norme contenute nel pacchetto sicurezza: il reato di ingresso e permanenza irregolare sul territorio dello Stato "è una norma palesemente discriminatoria” che se confermata al Senato, produrrà una serie di “conseguenze allarmanti sui diritti umani dei migranti irregolari”. L’Italia, sempre secondo l'Ong, si starebbe dirigendo verso una pericolosa “china razzista” in cui “gli attacchi contro i rom sono stati solo l’inizio”.
"Le riforme del governo italiano sull'immigrazione" ha detto la Weise " sono di stampo discriminatorio e il paese è precipitato nell'insicurezza, che mette a repentaglio l'incolumità di molte persone e la reputazione internazionale dell'Italia"



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